Giappone
Giappone

Nel corso dei millenni, i giapponesi hanno elevato il tè ad un livello di arte, di importanza spirituale, incarnata dal Chado, "la via del tè". La cultura della devozione e della disciplina nazionale ha creato forti tradizioni ed elaborati rituali per celebrare la bevanda.

 

Il primo racconto scritto sul tè in Giappone risale agli inizi del IX secolo. I monaci giapponesi, che erano stati in Cina, lo avevano portato con loro. A quel tempo il tè era prevalentemente bevuto come medicina ed era disponibile solo per le classi superiori. Più tardi, alla fine del XII secolo, il tè venne reintrodotto sotto forma di matcha per scopi religiosi dal monaco buddista Eisai. Eisai scrisse il Kissayôjôki, il primo libro giapponese sul tè che descrive gli effetti benefici del tè sulla salute. Questo libro ha stimolato notevolmente la popolarità del tè. Nel corso degli anni, il tè ha raggiunto un pubblico sempre più grande, soprattutto quando furono sviluppati nuovi metodi di lavorazione. Nel quindicesimo secolo il metodo cinese kamairicha, che produce tè attraverso il pan-firing, fu introdotto a Kyusu, nel sud del Giappone. Questo rimase il modo di produrre tè fino al XVIII secolo. Nel 1738 Sôen Nagatani di Uji inventò un metodo per vaporizzare e strofinare il tè. Questa invenzione rivoluzionaria fu il punto di partenza per la produzione di sencha giapponese e gyokuro. Il processo di produzione è stato ampiamente migliorato e automatizzato da allora, ma di base è rimasto lo stesso.

 

Ci sono circa venti diversi tipi di tè giapponese. Quelli che si preparano più spesso in Giappone sono prodotti con vapore: sencha e fukamushicha, insieme, rappresentano il settantacinque per cento del tè prodotto nel paese. Anche i tè aromatici come bancha e hojicha però sono molto popolari.

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